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La vita lontana

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La vita lontana” ripercorre gli anni della crescita dei

gemelli Marzio e Livio, dopo la nascita dei quali il

padre, Elio, marito di Dora (la voce narrante) abbandona

la famiglia per trasferirsi in India in un monastero

jainista dove diventa figura autorevole per la comunità

religiosa. Dora, giovane insegnante precaria, cresce

i gemelli completamente da sola. Pur ispirata da

ideali umanistici, la crescita dei figli si accompagna a

una violenta conflittualità. Livio è vittima di vessazioni

da parte dei coetanei e crescendo, interrompe gli

studi, perseguendo una passione per il teatro e dando

segni sempre più netti di malessere; Marzio accetta

un lavoro all’estero, allontanandosi definitivamente.

In Dora emerge la consapevolezza della miopia borghese

che ha inquinato la sua vita. Quando viene informata

da Rajesh della presenza di Livio vola in India

per cercare di accudirlo. Dopo poco tempo chiama

Marzio per chiedere il suo aiuto e questi la raggiunge.

Ma le tensioni riemergono e la famiglia presto si disperde

di nuovo.

Il romanzo di Paolo Pecere è articolato in un breve

prologo e quattro sezioni. La narrazione procede

come una sinfonia, in cui diversi stili corrispondono a

diversi movimenti narrativi.

La progressiva dislocazione geografica degli eventi

traccia un percorso di emigrazione inversa, di fuga

dall’Italia in crisi e di ritorno a una società simile a quella

delle origini, regolata da un altro tempo.

La voce con cui Pecere racconta ha una grande padronanza

linguistica, è ironica e immerge i lettori in

un rifugio dell’anima. Come una ginnastica danzata,

“La vita lontana” procede per spezzoni che restituiscono

la disintegrazione della famiglia occidentale:

senza mai giudicare ma stando dalla parte della speranza

che, sul finale, si affaccia attraverso la rinascita

di Dora.