Catalogo

  • Letteratitudine 3

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    Un manuale sulla lettura, uno scrigno zeppo di consigli di scrittura, l’ingresso nel laboratorio creativo di tante scrittrici e tanti scrittori di fama nazionale e internazionale, un insieme di percorsi che, tra autoracconti d’autore, interviste e saggi, conducono nel dietro le quinte di libri, scrittori e personaggi letterari che conosciamo e amiamo.
    In questi e in tanti altri modi può essere definito Letteratitudine 3 – letture, scritture e metanarrazioni, il nuovo libro curato da Massimo Maugeri, che celebra le attività culturali e letterarie del noto blog Letteratitudine, a dieci anni dalla sua nascita.

    Un manuale che si legge come un romanzo, e che costituisce una vera e propria miniera di consigli e ispirazioni per chiunque, addetto ai lavori o semplice appassionato di letteratura, desideri conoscere da vicino i meccanismi che regolano l’universo che ruota intorno alla scrittura e ai suoi protagonisti, siano essi reali o immaginari.

     

    7,0013,50
  • L’era nuova

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    Ben altro che autore da antologie scolastiche o per bambini, Pascoli è una galassia che comprende tutti i tempi e tutte le scienze, non è solo poesia. Egli è l’umanista moderno, colui che riconcilia natura e uomo, antico e nuovo. È adesso che abbiamo non gli strumenti ma la mente per capirlo. In questo libro quarantasei autori contemporanei (poeti, critici o poeti-critici) molto semplicemente ci raccontano il “loro” Pascoli, in cosa e perché l’opera di questo autore sia ancora attuale e ricca di semi e spunti per il nostro presente. Ne viene fuori un libro che si legge molto bene, che ci parla di Pascoli ma anche del nostro tempo e della nostra letteratura, quella che si sta facendo in questi anni, che non è poi così visibile e conosciuta, specie negli aspetti teorici e intenzionali (con le riviste morte, la saggistica in crisi e il web ancora in gran confusione), e stupisce per le questioni che l’attraversano, e per la quantità di cibi antichi e nuovi che stanno bollendo in pentola.

     

     

    • dimensione 13X21
    • 300 pagine
    • 15 €
    • ISBN: 978-88-97089-88-9

    15,00
  • Il peso minimo della bellezza

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    Questo è il tuo bacio. Il tuo peso, venti chili d’amore. Il segno indelebile che vuoi lasciarle

    “Questo è il tuo bacio.  Il tuo peso, venti chili d’amore. Il segno indelebile che vuoi lasciarle.” Una madre e un figlio sono il nucleo attorno al quale ruota la narrazione del fulminante romanzo d’esordio di Azzurra de Paola, un microcosmo chiuso e autarchico in cui un giorno appare il Dottore, un uomo “perbene” e dalla singolare capacità d’amare, la cui presenza sconvolgerà per sempre i destini dei protagonisti. Grazie a una prosa poetica, dolcissima e violenta insieme, Il peso minimo della bellezza racconta, con forza straordinaria, i piccoli drammi e le enormi sofferenze di questo triangolo amoroso, rivelando al lettore i lati oscuri e taciuti della forma d’amore più pura che esista, quella tra madre e figlio.

     

    • dimensione 15X20
    • 184 pagine
    • 12 €
    • isbn 978-88- 97089-95 – 7

    6,0012,00
  • Overlove

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    In amore ogni terrore è un ordine

    Cosa siamo disposti a fare per amore? Tutto, anche lasciarci. Anna sta con Carmine da tre anni. Carmine è sposato e ha una figlia. Anna no. Si prendono e si lasciano diverse volte in un tira e molla di passione e senso di colpa. Carmine è un sofisticato cantautore indipendente  che tenta la carriera nazional popolare per sbarcare il lunario. Passa le giornate rinchiuso nel suo studio di registrazione, alternando la fase creativa all’ossessione del controllo del peso. Rancoroso e frustrato, non ha il coraggio di cambiare vita. Fino a quando il cambiamento non glielo serve Anna su un piatto d’argento. Un pegno d’amore. In una Puglia dai colori vivi e velata di un’ironica malinconia, Anna lascia Carmine. Fino al momento prima, niente sembra essere cambiato. Ben presto la mancanza diventa un sentimento ambiguo: non è dolore per qualcosa che non c’è più ma per qualcosa che è avanzato e non è abbastanza. Intorno ai due protagonisti gravita la sgangherata umanità contemporanea: anaffettivi cronici, artisti egocentrici, goffi ipocondriaci, i nuovi ricchi dell’Est europeo e gli ex benestanti italiani minacciati dalla povertà borghese. La scrittura di Alessandra Minervini procede per sottrazione e frammenti, creando nel lettore un senso di dipendenza. Si perde e si ritrova qualcosa: un amore, una vita, un desiderio, se stessi.

     

    • dimensione 15X20
    • 208 pagine
    • 12 €
    • isbn 978-88- 97089-93 – 3

    6,0012,00
  • La squola

    0 di 5

    Questa scrittrice è una potenza, un talento vero

    Francesca Visentin, Corriere del Veneto

    La possibilità di coesione fra adulti e ragazzi, credo sia questo il tema fondamentale del romanzo. Il punto d’incontro, difficilissimo, fra generazioni tanto aliene. Difficile, ma non impossibile, come la convivenza fra i versi della Divina Commedia e il rap che la Oliva riesce a emulsionare in una narrazione perfetta per i ragazzi, consigliata soprattutto agli adulti

    Luana Troncanetti, Ze*Buk

    A me piace prestare il fianco all’arte dei ragazzi, ormai il mio muro è un museo all’aperto di avanguardie in erba, schizzi, parolacce. E poesie. La più bella è in latino e non la so tradurre ma conosco il nome del poeta, perché c’è scritto in maiuscolo CATULLO. Fa così: “Odi et amo, quare id faciam fortasse requiris. Nescio, sed fieri sentio et excrucior”. “La Squola” è un liceo artistico della periferia bolognese che racconta le avventure di Fil, Miluna, Cecio e Pauline: quattro adolescenti in cerca di se stessi. Fil, tenebroso con tutti ma timido con l’amata Miluna, è il miglior amico di Sauro, il bullo della scuola. Insieme i due ragazzini escogitano un piano per fregare gli adulti mentre, proprio gli adulti, li accusano di un misfatto che non hanno compiuto. Miluna è la più bella della scuola ma dentro la bellezza si nasconde un terribile segreto che, una volta svelato, le cambierà la vita. Pauline, ragazzina ribelle e geniale paroliera (riscrive le poesie latine in un gergo tutto suo) vive il suo periodo oscuro, odia tutti tranne Fil di cui è innamorata ma non ricambiata. E poi c’è Cecio, il più piccolo di tutti (anche di statura): un moderno Pinocchio che insegnerà a tutti, oltre che a se stesso, come si diventa grandi. Sulle note di celebri pezzi di Fedez, Coolio e tra le righe delle poesie d’amore di Catullo, le vite e i destini di quattro adolescenti si incrociano con quelle vere di tutti i lettori che ogni giorno sognano che la scuola sia finita ma, in realtà, si augurano non finisca mai.

     

    • dimensione 14,5X19,5
    • 200 pagine
    • 15 €
    • isbn 978-88-97089-90-2

    6,9915,00
  • Il grande regno dell’emergenza

    0 di 5

    L’immaginario cataclismatico di Raveggi può non piacere a tutti, ma raffigura bene le esplosioni psichiche che risultano quando l’Italietta per bene incontra i mali di un mondo molto più vasto e complesso

    Frederika Randall, Internazionale

    Questi racconti sono carotaggi del Perturbante da cui Raveggi estrae campioni di densità emotiva tanto profonda da sembrare visionaria

    Paolo Sortino, Il Giornale

    “Raveggi ha architettato dei congegni letterari la cui forma è il contrario di quei racconti che sono romanzi bonsai: qui abbiamo romanzi dentro stampi di racconto” Luca Ricci, dall’introduzione Catastrofi amorose, catastrofi naturali, catastrofi familiari: vertigini personali su larga scala. In questa raccolta di racconti troverete commiati estenuanti a un padre orco di tre figli mascherati, maestri che devono salvare i propri alunni da un terremoto, amare fughe di padri e loro pargoli, vite magiche e metamorfosi di esuli e studenti italiani, un bambino in guerra che allucina fantasmi per la troppa fame. Alcune di queste storie sono poi ambientate all’estero: in un ristorante a Tribeca, sotto la neve a Charlottenburg, in una strada fangosa d’Uganda, in una performance vivente in California, nella comunità italiana a Città del Messico, su un aereo diretto a Londra in compagnia della Parca. O spesso a Firenze: città museo rinascimentale e contemporaneo, città irremovibile feticcio, città per elegie fantascientifiche, città di notturni emblematici e incontri erotici,ma anche la città liberata dell’agosto 1944. Un tragicomicoRegno dell’Emergenza, di vite in viaggio pericolante tra il passato e il futuro, tra la storia e quello che ne sarà di noi.

     

    • dimensione 15X20
    • 150 pagine
    • 10 €
    • isbn 978-88-97089-89-6

    4,9910,00
  • Sergente Romano

    0 di 5

    In maniera sommessa ma tagliente Cardetta si avvicina all’epica di Tomasi di Lampedusa

    Giovanni Bitetto, 404filenotfound

    In questo libro ci sono tutti gli ingredienti di una sceneggiatura hollywoodiana di ferro fatta per piacere e al tempo stesso racconta il nostro presente e il nostro passato

    Erminio Fisichetti, Satisfiction

    1861: l’Italia (quasi) unita è il caos di una nascente 1 nazione, un guazzabuglio di fazioni in contrasto, tra borbonici, mazziniani, liberali, clero e i Savoia che smantellano il passato regime, introducono tasse e coscrizione. Sergente Romano  è la storia vera e sgangherata di un manipolo di sbandati che il 28 luglio 1861 assaltò Gioia del Colle, in Puglia, quale primo atto di un’insurrezione popolare che avrebbe incendiato il Sud Italia negli anni a venire. A capo di quel manipolo di grotteschi, lirici rivoltosi dalla parte sbagliata della storia, Pasquale Domenico Romano, ex sergente dell’esercito borbonico, che per casualità, amore e vendetta, finirà per essere ricorda to come uno dei più importanti protagonisti del banditismo post-unitario: il più romantico, il più sconosciuto. Tra numerosi documenti storici e una prosa scattante, asciutta, scorre crudo e selvaggio questo romanzo che vuol dare voce ai vinti, quei contadini incapaci di reggere un fucile in mano, che spesso finivano fuori  legge quasi senza accorgersene. Il ritratto di un’epoca di transizione che sembra non voler ancora finire.

     

    • dimensione 15X20
    • 174 pagine
    • 12 €
    • isbn 978-88-97089-87-2

    5,9912,00
  • Il matrimonio di Chani Kaufman

    0 di 5

    Ben scritto, impenitente, semplice e lampante

    Gerald Jacobs. Jewish Chronicle

    Un mondo claustrofobico e circoscritto emerge dalle pagine di questo primo romanzo, sorprendentemente emozionante. Eppure, ci sono anche tenerezza e compassione che emergono dai conflitti che i vari personaggi hanno nel circoscrivere il loro cammino tra le esigenze della religione, il dovere e i desideri personali. Magnifico.

    Elizabeth Buchan

    Londra, 2008. Chani e Baruch non si conoscono, ma sono in procinto di sposarsi. Baruch Levy è obbediente e religioso, studia appassionatamente la Torah rendendo la sua famiglia, di ricchi e ignoranti parvenu, orgogliosa di lui, almeno fino al giorno in cui annuncia di voler sposare la giovane ragazza che ha intravisto a un matrimonio: Chani Kaufman, appartenente a una famiglia molto religiosa ma povera. Chani, a diciannove anni, è frustrata dagli obblighi della comunità ultraortodossa, che reprime la sua curiosità e la spinge a sistemarsi con un buon partito il prima possibile. In un turbinio di dubbi, imbarazzi e ansie, la coppia inizia il percorso che conduce al matrimonio, affrontando i mikveh, i confidenti e gli amici, la riluttanza della ricca famiglia di Baruch e la rassegnata determinazione della numerosa e povera famiglia di Chani, fino al cinismo dell’organizzatrice di matrimoni. In questo microcosmo, rigido e ciarliero al tempo stesso, alla Rebbetzin, la moglie del rabbino, è affidato il consueto compito di preparare le giovani donne alla prima notte di nozze e di insegnare loro come si diventa brave spose ebree, ma questa volta Rivka dovrà affrontare la perdita della fede e la fine del proprio matrimonio. I brucianti segreti della piccola comunità ebraica iniziano così a emergere in questa storia corale delicata e divertente, dove tutti, giovani e non, sono alla ricerca di un modo di affrontare l’amore e il desiderio.

     

    • dimensione 14X22
    • 331 pagine
    • 16 €
    • isbn 978-88-97089-75-9

    7,9916,00
  • Il rifugio delle puttane

    0 di 5

    Un racconto irresistibile di morte, disperazione e ossessione… selvaggiamente e consapevolmente melodrammatico, ma scritto con una tale energia e inventività che è divertimento allo stato puro

    Sunday Times

    Oxford, 1887: mentre la Regina Vittoria celebra il cinquantesimo anno del suo regno, a poca distanza dai chiostri calmi e le guglie dei college c’è Jericho, un labirinto di strade peccaminose e taverne buie, infestato da ubriaconi, ladri e il peggior tipo di prostitute. Quando Stephen Chapman, un brillante studente di medicina, viene convinto a fare volontariato in un rifugio dedicato a riformare le donne disonorate di Oxford, il suo miglior amico Edward Frazer ha un macabro presentimento. Chi è davvero la direttrice del rifugio, la misteriosa Signora Pelham, o Diana, il cui fascino conduce alla perdizione chiunque se ne innamori? Qual è il segreto oscuro che sembra legarla alla vita di Edward, riservato teologo, e a un quadro misterioso? Il rifugio delle puttane vi immergerà in una Oxford vittoriana e decadente, autorevole e dissoluta al tempo stesso, trascinandovi tra i dedali più nascosti delle sue strade, scenario imprescindibile per descrivere la fragile e complessa amicizia tra Stephen Chapman e Edward Frazer, sempre in bilico tra ragione e sentimento, tra la capacità di comprendere gli effetti devastanti dell’innamorarsi della persona sbagliata e l’impossibilità di prevedere gli eventi tragici e violenti che ne seguiranno, o di fermare la donna che li separerà. Kathy Darby ha dato vita a un romanzo d’esordio gotico e coinvolgente in cui spicca la figura romantica e anticonvenzionale di una donna, Diana, che con il suo enigmatico carisma sconvolgerà gli equilibri e i sentimenti dei protagonisti. E dei lettori.

     

     

    8,9918,00
  • Degenerati

    0 di 5

    Questo libro è un’attenta lettura della commedia di Rostand, un saggio appassionato e passionale, ma è anche tutt’altro: è un pamphlet fulmineo e viscerale, un’invettiva satirica contro la degenerazione dei giorni nostri

    Nino Fricano Satisfiction

    “Una specie che si depila le sopracciglia può discendere, in linea diretta o indiretta, al massimo da un pompelmo” Charles Darwin ci ha abituati a pensare che la specie umana debba necessariamente evolversi. Invece. Ogni giorno aprite un social network e vi ritrovate a pensare che gli esseri umani stiano involvendo, che siamo sempre più circondati da scimmie: scimmie mainstream, scimmie slow food o scimmie epistolari anzi, da “neoscimmie, uomini degenerati, con i difetti dell’una e dell’altra specie”. Dopo Stronzology, Amleto De Silva torna in libreria con Degenerati, ironico e utilissimo pamphlet in cui, con acuta leggerezza, ci regala il suo antidoto alla degenerazione: leggere il Cyrano de Bergerac e applicare il suo metodo. Essere guasconi, alzare la testa, ritornare alla guapparia, all’aretè greca, è pratica antica ma ancora possibile, perché “la guasconeria non è preclusa a nessuno: basta soltanto volerlo”, altri uomini l’hanno fatto. Da Cyrano ­no a Mario Giobbe, Roberto Bracco e Ferdinando Russo passando per Bianciardi e Kurt Vonnegut, ci viene presentata una carrellata di guappi eccellenti, uomini e intellettuali dalla scrittura forte, modelli di resistenza etica alla mediocrità, rivoluzionari. “D’altra parte, era stato proprio Bianciardi a dire che per portare la rivoluzione a Milano gli sarebbero bastati mille uomini che parlavano a voce alta, che arrivavano in ritardo agli appuntamenti: mille uomini soli, ma con la testa alta e nessuna voglia di obbedire a un mucchio di cretinaggini degenerate. Un manipolo di guasconi chiassosi, insomma”.

     

    • dimensione 11,5X19,5
    • 150 pagine
    • 10 €
    • isbn 978-88-97089-85-8

    10,00
  • Dicono che domani ci sarà la guerra

    0 di 5

    Un libro fatto di appartenenze, dove la tua patria è una sola per sempre, ma la gente è la tua gente ovunque

    Michela Murgia

    Per ricordare il centenario della discesa italiana nella Grande Guerra, LiberAria rende omaggio a una storia sempre attuale d’amore e morte.
    “Un libro fatto di appartenenze, dove la tua patria è una sola per sempre, ma la gente è la tua gente ovunque”
    Michela Murgia
    Se la splendida canzone di Sergio Endrigo La guerra fosse un romanzo sarebbe questo: l’opera prima diFranco Arba Sanna, promettente esordiente dell’agenzia sarda Kalama (http://www.agenziakalama.it/).
    Con la canzone, questo romanzo ha in comune l’atmosfera bellica e la voce malinconica: il protagonista della storia è Enrico, un ragazzo sardo, costretto dalla fame e dalle circostanze sociopolitiche ad arruolarsi nella Grande Guerra, un eroe buono dalla parte dei diseredati, un personaggio intimista che rientra a pieno titolo tra i romantici della letteratura.
    Una volta in guerra Enrico combatte per conquistare i suoi due amori: la Sardegna, l’unica terra che lui identifica come patria e che è costretto ad abbandonare, e Paska, la sorella del suo compagno di trincea, di cui si innamora a prima vista. Enrico è un puro, e ha uno sguardo innocente sulla vita di cui è affamato: in ogni sua scelta/non scelta è mosso da un’unica speranza cieca, che ricorda quella del grande Gatsby per la sua indole da ostinato sognatore, che non abbandonerà mai neanche nel tragico epilogo finale. E in comune con Gatsby Enrico ha anche qualcos’altro: l’amore incondizionato per Paska, per la quale è disposto a tutto tranne rinunciare alla sua personale battaglia per la lealtà, per gli ideali patriottici, per la sua terra.
    Franco Arba ci consegna un’eredità narrativa potentissima: la coscienza dei posteri. La Grande Guerra diventa così il terreno di una presa di coscienza politica dei tanti soldati, sardi e non, che si trovarono uniti nei combattimenti, nella vita di trincea, nella lotta contro le ingiustizie della povertà e nel progressivo ripudio della monarchia.

     

    • autore: Franco Arba
    • 256 pp.
    • 15€
    • in libreria da gennaio 2015

    5,9915,00
  • L’età definitiva

    0 di 5

    Insert Content

    Filippo La Porta Left, 2010

    Il romanzo è ambientato principalmente a Palermo, nella borgata di Brancaccio, dove la mafia è una presenza spettrale e invasiva: non si vede, ma si odora. La maggior parte delle vicende si concentra nel biennio 2011-2012 ma il 1992, anno delle stragi di Falcone e di Borsellino, ritorna spesso nella narrazione come trauma personale e collettivo. In tutto il romanzo, il ventennio 1992-2012 si rivela infatti un periodo di passaggio cruciale in cui l’umanità galleggia, in attesa di una nuova era o di un abisso definitivo. Il protagonista si chiama Nico Chimenti e racconta, in prima persona, la storia della morte del suo gemello Leo , “il Conte” (esplicito riferimento al Conte Mascetti dell’indimenticabile film Amici miei di Mario Monicelli). Nico Chimenti è un trentenne ferito, lacerato dall’assurdo che lo circonda, un po’ come Lo straniero di Albert Camus. Il passaggio all’età adulta per lui non è ancora avvenuto e si compie mentre tutto torna ossessivamente all’anno della morte del gemello, il 1992, quando Nico e Leo avevano tredici anni: i compagni di scuola, la musica e il pallone, le prime ragazze. Da questo passato inquieto riemergono i ricordi, i misteri e i segreti di famiglia che cambieranno per sempre le sorti del protagonista. Attraverso flashback ed ellissi, la narrazione scorre e affonda in un passato labirintico, una storia di famiglia e violenza raccontata con i toni del grottesco e del paradosso.

    La vicenda inizia quando Nico torna a Palermo per il breve periodo delle vacanze di Natale. Nella casa di famiglia ricomincia per lui un dialogo con Palermo e con quello che rimane della sua famiglia, soprattutto la madre Doris, una donna d’origine tedesca, immalinconita dalla vita al punto da farne malattia. Nel frattempo, grazie all’aiuto di un vecchio compagno di scuola, Nico prova a restare in Sicilia, riscoprendo le sue radici, i suoi sapori e i suoi odori. Ma nonostante la dolcezza dell’Iris (il tipico dolce palermitano che Nico addenta ogni mattina, prima del lavoro), la vita palermitana si rivela un pericoloso buco nell’acqua. Nico decide di tornare a Roma, portando con sé Simona, un tempo perdutamente innamorata di Leo e ora compagna di Nico. Ma quando Nico torna nuovamente a Palermo, il passato torna a cambiare le carte in tavola, come un cadavere che si rivolta nella tomba.

    Il mondo narrativo di questo romanzo ruota intorno all’idea che ognuno di noi ha un’età definitiva: “L’assunto è banale: ogni uomo e ogni donna appartiene a un anno preciso, un tempo perfetto, in cui il proprio volto è realmente suo; per il resto della vita, ognuno non fa che inseguire quell’età o rimpiangerla: ecco, quindi, la donna col viso dei dodici anni, le gote gonfie e indecise, lo sguardo né infantile né adulto, condannato ai dodici anni e costretto ad andare oltre; oppure il bambino col broncio del quarantaduenne, l’espressione disillusa tra gli occhiali e il labbro, la noia per lo sgocciolio del tempo”.

    La voce dell’autore mima le voci di un’Italia che si frantuma e si sfalda in una miriade di mondi irreali, di sogni e di incubi, di delusioni e di solitudini, e in cui l’amore si presenta ora sotto forma di salvezza, ora d’illusione: “Le isole non stanno da sole, le isole si cercano, tendono a mettersi insieme, e quindi fanno gli arcipelaghi, come delle costellazioni. Infatti neanche le stelle, nel cielo, stanno da sole. Però questo è un altro discorso”.

    Giuseppe Schillaci mescola bene i tempi e le atmosfere del nomadismo individuale contemporaneo e restituisce un dipinto cinematografico dell’Italia, in particolare di Palermo e di Roma: simboli del decadimento, ma anche di una, mai rassegnata, ricerca di radici.

     

    • dimensione 14X22
    • 300 pagine
    • 18 €
    • isbn 978 – 88 – 97089 – 84 – 1

    18,00