LETTI DA NOI/4: “La fine dei vandalismi” di Tom Drury

LETTI DA NOI/4: “La fine dei vandalismi” di Tom Drury

Ci troviamo a Grafton, una piccola e immaginaria città del Midwest facente parte del più ampio complesso cittadino di Grouse County. È il giorno della raccolta del sangue, e lo sceriffo Dan Norman non riesce a staccare gli occhi da Louise Darling, giunta alla stazione dei pompieri con suo marito, Tiny Darling. Il narratore fa sapere subito al lettore che Tiny è un rissoso, un irruento sicuramente dedito all’alcol, e che è in crisi con Louise. Nel giro di poche pagine i due si separano, e Dan bacia Louise in un negozio di smoking mentre provano gli abiti per il ballo della Fine dei Vandalismi. Questo l’inizio del romanzo di Tom Drury pubblicato lo scorso aprile da NN Editore, intenzionato a portare in Italia anche i prossimi due libri della trilogia di Grouse County (operazione già eseguita con la nota Trilogia di Holt dell’americano Kent Haruf). E anche qui, come in Haruf, siamo immersi in un piccolo mondo in cui altrettante piccole vite vengono scandite con il passare lento delle stagioni. Un luogo dove il cielo è dominato dalla pioggia, «la pioggia grigia e ininterrotta tipica di ogni autunno, che induce gli abitanti di Grouse County a domandarsi se le loro esistenze torneranno ad avere un minimo di senso prima dell’arrivo dell’inverno». Dove il tempo, puntellato quasi sempre dagli stessi avvenimenti, ogni tanto subisce delle svolte, dei cambi di rotta. Il ritrovamento di un bambino abbandonato, un matrimonio, il consiglio comunale, la solita campagna elettorale: tutti eventi, all’apparenza insignificanti, che finiscono per gravitare attorno alla storia d’amore di Louise e Dan, assieme alle voci, agli sguardi e alle opinioni dell’intera contea.

Abitarono insieme per tutto l’inverno, e in primavera annunciarono il loro fidanzamento ufficiale. La gente si domandava che cosa ci trovasse Louise in uno come Dan. Ovviamente, lui aveva i suoi pregi. Forse non era particolarmente efficace nella lotta contro il crimine, ma nella maggior parte delle situazioni si comportava in maniera apprezzabile, cosa di cui non tutti i tutori dell’ordine sono capaci. Aveva gli occhi grigi e un sorriso malinconico. Era abbastanza alto da essere almeno un po’ più alto di lei. La domanda riguardava soprattutto Louise, che si era fatta una certa fama di persona avulsa dal paese e dai relativi affari. Aveva sempre detto quel che pensava e, a quanto pareva, non aveva paura di nessuno, se non forse di Mary. La ragione per cui aveva sposato Tiny era che quasi tutti l’avevano considerata una pessima idea. Si era dunque stancata di fare il bastian contrario? Era cambiata? Le era venuta voglia di guidare la volante dello sceriffo? Una frase spiegò in sintesi la decisione di Louise. Fu l’infermiera Barbara a pronunciarla, rivolta alla parrucchiera Lindsey Coale. «È tornata in sé» disse Barbara. 

Louise, Dan e Tiny (quest’ultimo ridotto a un’anima in pena, un uomo inconcludente che tenta, senza riuscirci, di riconquistare la sua ex moglie, ma che proprio per questo suo lato testardo e fragile riesce a fare colpo nel cuore del lettore) sono senza dubbio i personaggi su cui la lente d’ingrandimento di Drury si sofferma di più. Invece, per la numerosa schiera di nomi e volti che abita Grouse County, lo scrittore preferisce che attraversi soltanto il nostro campo visivo, rendendola comunque del tutto partecipe della gioia e del dolore dei protagonisti.
«Se non raggiungete la felicità, ricordate sempre che siete sulla strada giusta, e sforzatevi di non smarrirla»: recita così il vecchio Zosima nei Fratelli Karamazov, una citazione inserita prima che il romanzo cominci, come un monito da tener presente durante tutta la lettura. E che si comprende soltanto quando la storia è a metà, ovvero nel momento in cui la vita inizia a mettere alla prova Dan e Louise, a ostacolarli con una serie di prove talmente grandi da far smarrire la serenità e i compromessi precedentemente raggiunti. Ed è qui che il libro, fino a quel momento un po’ piatto e privo di rilevanti colpi di scena, diventa finalmente grande e indimenticabile: quando Drury fa sembrare eroico e straordinario l’ordinario della gente comune, quando rende dignitoso il loro dolore (la perdita, la separazione, lo smarrimento), quando ci fa capire che la salvezza e la cura da quel dolore deriva dagli altri e dal loro conforto.

Come traduttore, io sono arrivato a Grouse County e ho cercato di impararne usi e costumi, di sintonizzarmi emotivamente con il luogo e i suoi abitanti, cercando di offrirmi senza pregiudizi, senza preclusioni, come un foglio bianco, ai segni che voci e scenari evocavano in me e che il lettore troverà impressi in queste pagine con la massima fedeltà di cui sono stato capace.

Gianni Pannofino, che ha tradotto magistralmente il romanzo, nella sua nota finale dà il suggerimento forse più adatto per avvicinarsi al mondo di Grouse County. Per il resto, è certo che con La fine dei vandalismi Tom Drury abbia creato una storia in grado di rapire ogni tipo di lettore, non solo perché scritta in una maniera pacata e attenta che fa leva su un toccante senso di empatia, ma anche perché capace di essere universale.