La lunga chiara pausa caffè dell’anima

La lunga chiara pausa caffè dell’anima

Cari amici, lettori, autori, collaboratori di LiberAria,

scrivo oggi una lettera a tutti voi, una lettera che mi premeva tra le dita da molto tempo e che tendevo a procrastinare, forse perché le cose quando si scrivono diventano vere.

Come molti di voi avranno notato, siamo fermi con le pubblicazioni da qualche tempo.

È stata una scelta dolorosa e sofferta, ma in qualche modo anche pacificante, che è maturata a seguito di molte riflessioni e di situazioni personali che hanno cambiato tutto.

Iniziamo dai motivi personali: nel 2021 ho subito tre lutti importanti in cinque mesi, l’ultimo, il più devastante, quello di mia madre, che ho perso improvvisamente durante la pandemia. Subito dopo questi avvenimenti, si è aperto per me un periodo di dolore profondissimo che ho tentato di combattere facendo le cose di sempre, cose che ai più sono sembrate assurde dopo lutti così gravi, ma che a me hanno consentito di non perdere la bussola, rituali quotidiani di sopravvivenza che opponevo – come un incantesimo – agli occhi gialli della depressione.

Una di queste cose è stata lavorare, provare a farlo, sia a scuola che continuando a produrre libri. All’improvviso però, quell’equilibrio che avevo trovato tra i due lavori in questi tredici anni di LiberAria, sembrava spezzato. Tutto mi costava fatica: correggere un testo, occuparmi dei libri degli altri, cosa che tanto avevo amato e che aveva dato un senso così profondo alla mia vita, d’un tratto mi appariva inutile e sterile, forse anche perché il mercato editoriale si è fatto sempre più complicato per i piccoli editori, che subiscono più di altri il calo dei lettori e si ritrovano spesso schiacciati dai grossi monopoli e dal sistema del fornito/reso.

E mentre il mercato spingeva per farmi produrre sempre di più e con meno soddisfazione, io sentivo un profondo bisogno di fermarmi, riprendermi i miei tempi e i miei spazi, trovare la quiete.

Quello che mi ha aiutato in questi mesi di smarrimento è stato scrivere: recensioni, editoriali, progetti, libri. Scrivere mi salva da quando ero bambina, mi ha salvato ancora una volta. Mettere insieme pensieri, articolare un discorso, cercare e limare le parole, mi ha portato una calma e una pace interiore che non sapevo di avere dentro di me, come dice Anna Maria Ortese: mi ha fatto tornare a casa.

È stato difficile mettere in stand by i progetti che avevo per LiberAria, parlare con gli autori e i collaboratori, rinunciare invece di approvare, ma adesso so che è stata la decisione giusta, che ho seguito l’istinto più profondo, quello di sopravvivenza. Quei due anni frenetici in cui cercavo di non pensare mi hanno presentato il conto, ero in burnout e adesso so che è il momento di rallentare.

Perdere così all’improvviso qualcuno che ami ti mette davanti a te stesso, ridimensiona e dà la giusta misura alle cose, ti chiede di diventare quello che sei o che hai sempre voluto essere, ti mostra che il tempo non è che un’illusione e che ogni minuto conta.

Per questo LiberAria si ferma per un po’, anche se non del tutto: ho sempre raccontato che questa casa editrice è nata due volte, e non escludo lo farà di nuovo (d’altra parte, non c’è due senza tre), ma per ora si dedicherà a progetti diversi, a strade inedite da esplorare.

Ci troverete al Salone del libro quest’anno, stand N76, perché è lì che abbiamo cominciato ormai dodici anni fa, e lì ci piacerebbe salutarvi, abbracciarvi, consigliarvi ancora qualche titolo, ma sarà la nostra ultima fiera, almeno per ora. In autunno uscirà un ultimo ebook con Cattedrale, una raccolta di racconti, una perfetta chiusura ad anello per noi che con i racconti in digitale, i Singolari, avevamo annunciato la nostra comparsa nel mondo editoriale.

Sono stati anni di fiere, idee, party letterari, corsi di scrittura e editoria, incontri in libreria, presentazioni e sappiamo che tutto questo lavoro non sarà perduto, ma rivivrà sotto altre forme: magari ci troveremo in piccoli progetti indipendenti, o a proporre ancora i libri che abbiamo in catalogo, gli autori che abbiamo amato così tanto da voler pubblicare o ripubblicare e che spesso abbiamo fatto – con grande orgoglio – esordire.

Ora però è il momento della pace, del riprendersi il tempo, della gioia di diventare sé stessi.

Grazie a chi ha fatto questo pezzo di strada con noi, fidandosi del nostro lavoro e sostenendoci sempre. Vi aspettiamo a Torino, per chi vorrà, o in giro per l’Italia.

Con immensa gratitudine e immutato amore per i libri e la letteratura,

 

Giorgia Antonelli

Elisabetta Stragapede

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